lunedì 26 settembre 2011

Il ciclo di Ravirn di Kelly McCullough



ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL26.09.2011


Un giorno gli dèi scoprirono la Rete.
E la trovarono una figata.

Gli dèi del mondo antico sono tornati. O piuttosto non se ne sono mai andati. Questo lo sappiamo già, gli autori di urban fantasy ce lo dicono da trent’anni: i vecchi Signori del Mondo si sono messi le Converse, girano in moto per le nostre strade, seminano ovunque figli disadattati e ogni tanto fulminano uno sportello del Bancomat se si mostra poco collaborativo.
Ma qualcuno va anche oltre. Qualcuno ha deciso che i carri alati sono passati di moda una volta per tutte, che gli incantesimi cantilenanti e i libri di magia grossi come cassettiere sono una pizza. Ed è passato al digitale.
E la colpa è tutta di Kelly McCullough.
Di costui, che a dispetto del nome è un uomo (l’onomastica americana fa anche di questi scherzi…), personalmente non so nulla, se non che è un sorridente quarantenne calvo del Wisconsin e che tra il 2006 e il 2010 ha pubblicato una saga di cinque libri che secondo me chi ama l’urban fantasy semplicemente non può non leggere: parlo del ciclo di Ravirn, ovvero WebMage (2006), Cybermancy (2007), CodeSpell (2008), MythOS (2009) e SpellCrash (2010). E non ditemi che i titoli non sono già uno spettacolo.
Gli dèi di McCullough sono quelli dell’antica Grecia. Ma non quelli che vi aspettate. Certo, nelle sue pagine passano anche Zeus, Ade, Atena e gli altri che conosciamo tutti, ma se volete leggere di loro vi rimando piuttosto a Rick Riordan (altro autore che raccomando senza riserve): qui al centro della scena troverete gli dèi a cui di solito non si pensa, ovvero le Parche, le Muse, la Fortuna, Nemesi, le Furie, nonché l’amore – a volte inconfessato – di chiunque frequenti la magia postmoderna, Eris la dea del Caos.
Ma soprattutto troverete l’eroe della storia, Ravi Latcher, al secolo Ravirn: studente universitario per obbligo, hacker per vocazione, semidio per discendenza e ‘mago della Rete’ in senso un po’ più letterale di quanto non si intenda di solito.
La sua famiglia è quella della dea Lachesi, la seconda delle tre Parche che governano il destino umano, dalla quale discende per parecchie generazioni interposte. Attorno a lui si estende un universo fatto di mondi paralleli che galleggiano nella matrice del Caos Primordiale, alcuni molto simili al nostro (e uno di essi è il nostro), altri assolutamente alieni, tutti riflessi più o meno deformati della realtà che precede ogni altra: il monte Olimpo.
E siamo solo all’inizio. Per riuscire a star dietro a un universo così incasinato, le Parche già da secoli hanno gettato alle ortiche il Telaio del Fato e lo hanno rimpiazzato con una sorta di internet multidimensionale, la mweb, che lega insieme tutti i mondi. E i discendenti degli dèi, che come i loro nonni e bisnonni bazzicano la magia, si sono adeguati: incantesimi in HTML, athame con la presa USB e spiriti familiari – webgoblin – in grado di trasformarsi in laptop.
Ora, immaginate cosa vuol dire essere un hacker in un mondo del genere. Immaginate di avere mezzo cervello occupato dalla vostra lontana cugina Cerice, troppo affascinante per non farvi girare la testa e troppo intelligente per darvi corda. Immaginate che Atropo, la terza Parca, quella che taglia i fili delle vite, vi detesti per principio e vi coinvolga di forza nel suo piano per impadronirsi del Database del Fato e premere il tasto “Delete” sul libero arbitrio della razza umana. E aggiungete semidei sanguinari sul piede di guerra, la dea Eris in competizione con voi (ed è lei la hacker più infida del multiverso), un crash totale della mweb e le tre Furie alla vostra calcagna, due intenzionate a farvi la festa, la terza un po’ troppo interessata a voi in altri sensi. Vi siete fatti un’idea della vita quotidiana del web-mago Ravirn?
E se ancora non vi basta – siamo solo al primo libro – potete proseguire nella lettura e scoprire come si evade dall’Oltretomba allegando la propria anima a un’e-mail, come ci si imbuca a una festa sull’Olimpo, come si sopravvive al Caos Primordiale grazie al ‘vecchio trucco dei Titani’ e come ci si ritrova a occupare un posto scomodo e un po’ troppo alto sulla scacchiera delle lotte tra gli dèi. E, fidatevi, vi ho detto solo una piccola parte.
Dunque, perché leggere i romanzi di Kelly McCullough? Arrivati a questo punto a me sembra una domanda inutile, ma risponderò lo stesso: perché il ciclo di Ravirn è intrattenimento puro. È distillato di urban fantasy d’azione, di immaginazione e di ironia in puro stile Ace Books (la storica editrice di New York che assieme alla gemella Roc tiene le redini dell’urban fantasy americano), che prende Omero, Tarantino e William Gibson e li fa ubriacare allo stesso tavolo. Ravirn è un eroe dei fumetti, impulsivo e individualista quanto un adolescente – è semmai la sua ‘spalla’, Melchior il webgoblin, ad avere quel tanto di buonsenso che a lui manca – e il suo è un mondo di esagerazioni epiche: gli incantesimi sono sempre spettacolari (si può evocare un tirannosauro usando la benzina? Ma certo: il petrolio contiene il DNA degli animali preistorici!), le dee sono tutte strafighe e terribili e gli imbrogli più innocenti sono inevitabilmente destinati a partorire disastri di proporzioni cosmiche.
Romanzi ingenui? Senz’altro, ma di una simpatia davvero difficile da trovare. Se cercate lettura profonda e impegnata tenetevi il più lontano possibile da qui. Ma se volete assistere alle malefatte degli dèi in versione cyberpunk, popcorn alla mano come se foste al cinema, Ravirn e compagni vi fanno la serata. Promesso.

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venerdì 24 giugno 2011

Rivers o f London di Ben Aaronovitch


ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL 24.06.2011
NOTA: all'epoca non esisteva un'edizione italiana. Il primo volume della saga (ma solo il primo) è uscito in italiano l'anno seguente: Ben Aaronovitch, I fiumi di Londra, Fanucci 2012


Rivers o f London, ovvero “Io credo nelle palle di fuoco, lo giuro, lo giuro!”

Salve a tutti. Una piccola nota introduttiva, che varrà anche per il futuro. Quando mi hanno invitato a tenere questa rubrica sull’urban fantasy ho accettato subito, per una ragione molto semplice: mi fa piacere – come penso capiti a tutti – poter consigliare libri che mi sono piaciuti. Per questo quelle che scriverò qui saranno sempre e soltanto le mie opinioni su libri che ho apprezzato. Non recensioni, non valutazioni, non analisi letterarie con citazioni di manuali di critica o affini: nulla di tutto ciò, ma soltanto il mio personale “Ehi, questo libro è figo!”
Ciò detto, parliamo di poliziotti londinesi. Li avete presenti, no? I bobby con il cappellino e il giubbotto fosforescente che, com’è noto, girano disarmati (nel senso che non portano la pistola: il manganello lo portano e se serve non si fanno problemi a usarlo). Be’, almeno uno di loro le "armi da fuoco" le ha: si chiama Peter Grant, è un detective constable (cioè un agente semplice, senza gradi) e se vi comportate molto male – ma dovete proprio tirarlo fuori dai gangheri, perché è un bravo ragazzo – potrebbe trapassarvi con una palla di plasma incendiario.
Perché Peter Grant è un mago, uno degli unici due oggi viventi in tutto il Regno Unito, almeno a detta del suo PR e creatore Ben Aaronovitch.
Fino all’inizio di quest’anno nessuno in Italia aveva la minima idea di chi fosse Aaronovitch, e a dirla tutta anche a casa sua non è che fosse un idolo delle folle, perché i nomi degli autori televisivi non se li ricorda mai nessuno. Eppure porta la sua firma il celebre speciale di Doctor Who del 1988 intitolato Remembrance of the Daleks, che non fingerò di aver visto: come il 99% degli italiani che adorano Doctor Who – e lo adoro senza mezzi termini – anch’io sapevo a stento chi fosse il buon Dottore prima del reboot del 2005. Oggi in Italia si continua a non sapere chi sia Aaronovitch, ma nel mercato anglofono i praise per i suoi Rivers of London e Moon over Soho rimbalzano da mesi da una sponda all’altra dell’Atlantico, e non a torto.
Dunque, chi è Peter Grant? Solo un volenteroso ragazzo di colore che vorrebbe fare la sua tranquilla carriera in polizia e magari andare un po’ oltre l’amicizia con la graziosa ma irascibile collega Lesley, che gli manda segnali un tantino ambigui? No: è un poliziotto che sulla scena di un brutale omicidio si ritrova a interrogare un testimone morto quanto la vittima lì per terra, prima di rendersi conto che lo vede solo lui.
E se non gli bastasse conversare con i fantasmi, a reclamare la sua attenzione ci pensa Thomas Nightingale, suo superiore in grado e ultimo mago qualificato d’Inghilterra, che lo fa trasferire sotto il proprio comando e gli impone senza mezzi termini di "disciplinare il suo talento", ossia studiare magia almeno per un po’ di tempo. Una quindicina d’anni, tanto per cominciare.
E così sulle spalle di Grant piomba un malloppo di nuovi, insoliti doveri da poliziotto, tra cui fare da paciere tra le litigiose divinità di Londra – numi tutelari dei molti fiumi ‘figli’ del Tamigi, a sua volta incarnato da Padre Tamigi e Madre Tamigi, che non si sopportano tra loro – sloggiare vampiri abusivi dai seminterrati della città (e vi garantisco che quelli di Being Human sono puliti e ordinati al confronto…) ed evocare spettri di magistrati morti nel Settecento, perché, è ovvio, ci vuole il mandato di un magistrato defunto per arrestare un criminale defunto!
Tutto questo mentre si sforza di padroneggiare la grammatica latina – in che lingua pensavate che fossero gli incantesimi? – e di vivere nella stessa casa con il compassato Nightingale, che forse è un po’ più vecchio dei quarant’anni che dimostra e non ha mai avuto altra compagnia che la sua cameriera, una taciturna ragazza orientale con un’inquietante chiostra di denti aguzzi e la sgradevole abitudine di ingozzarsi di carne cruda.
Sto evitando volutamente di raccontarvi la trama, per non fare spoiler, ma se tutto questo non basta per farvi venir voglia di leggere i due romanzi, aggiungerò che ci troverete viaggi nel tempo, spiriti malvagi con una fissa per il teatro delle marionette, scie di jazzisti morti di jazz e una femme fatale che gira per i nightclub di Londra "giustiziando" ragazzi allegri per mezzo della propria vagina dentata.
Avete letto bene: ho scritto vagina dentata.
In calce a tutto ciò, la scrittura di Aaronovitch ha due punti forti che per me valgono da soli l’intera saga: ironia e verosimiglianza. La prima è onnipresente, assolutamente britannica e distribuita con l’abilità consumata dell’autore televisivo, che sa quando e come strappare una risata senza invadere mai i momenti drammatici. La seconda è calibrata così bene che io ne sono rimasto conquistato. Ci sono ambientazioni dove la magia non ha bisogno di sembrare reale – e, beninteso, se il libro in sé è bello per me va bene comunque! – ma nel mondo di Peter Grant tutto sembra così vero che non si fa la minima fatica a credere nelle palle di fuoco (memorabile in Moon over Soho la trattazione di Nightingale sul perché la palla di fuoco è preferibile alla pistola, non ultimo il non dover compilare chili di scartoffie in centrale), e questa è una rarità nella letteratura del genere.
Grant si muove in un mondo dove la magia è poca e dura da padroneggiare (sei mesi di tirocinio per far galleggiare nell’aria una piccola sfera di luce, tanto per intenderci), dove le regole sono state stabilite da sir Isaac Newton (sì, lo stesso della Rivoluzione scientifica: anche lui aveva diritto alla sua doppia vita) e dove il punto non è imparare a spazzar via i nemici ma imparare a non spazzar via se stessi con un incantesimo andato di traverso. E allora accanto alla magia ben vengano i cari vecchi metodi da sbirro, il lavoro del detective, le porte sfondate e un bel cazzotto in faccia quando serve. Peter Grant di sicuro non si tira indietro: tutte cose più facili che coniugare i verbi in latino!
Per concludere, qualche dato tecnico: Rivers of London e Moon over Soho sono pubblicati da Gollancz per il mercato inglese e da Del Rey per quello americano; nell’edizione americana Rivers of London si intitola Midnight Riot. Il terzo volume della serie, Whispers Under Ground, è atteso per quest’autunno (Ben Aaronovitch è un autore serio, di quelli che lavorano sodo e senza protestare). L’inglese del testo è pulito anche se non mancano i termini gergali, in particolare dal mondo della polizia londinese, ma niente che non si possa reperire facilmente in rete.
Buona lettura a tutti e… watch your back when in London at night!


AGGIORNAMENTO: al momento presente (agosto 2015) la saga di Rivers of London è giunta al quinto volume, con il sesto (The Hanging Tree) previsto in uscita a novembre, e a me continua a piacere un bel po'. Sfortunatamente per i lettori italiani, nel nostro Paese la pubblicazione non è andata oltre il primo volume.
Per chi legge in inglese, i volumi attualmente sono:

Rivers of London (2011)
Moon over Soho (2011)
Whispers Under Ground (2012)
Broken Homes (2013)
Foxglove Summer (2014)