venerdì 6 aprile 2012

The Uncertain Places di Lisa Goldstein


ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL 05.04.2012

The Uncertain Places di Lisa Goldstein
Quando le fiabe non hanno proprio nulla di romantico

Visto che la moda del momento sono le fiabe, offro il mio contributo. Ma anziché libri che parlano di streghe cattive, changeling disadattati o bellissimi principi fatati perdutamente innamorati di ragazzine mortali vi propongo qualcosa di diverso, e di assai meno rassicurante: The Uncertain Places di Lisa Goldstein.
Premetto che questo è un romanzo che dà il meglio di sé al lettore che non sa cosa aspettarsi (io l’ho letto senza conoscere nulla della trama), quindi se vi fidate del mio consiglio non proseguite con l’articolo ma andate di corsa a comprarvi il libro.
Se invece volerne saperne di più…
Negli anni Settanta nei dintorni di Berkeley, tra strade invase di hippie colorarti, strafatti e un po’ incazzati con il governo, vive una famiglia fatta di sole donne – madre divorziata e tre figlie – diversa da tutte le altre: sta in una casa ottocentesca circondata di vigneti, non ha un solo problema al mondo e qualunque cosa i suoi membri intraprendano, che si tratti di studio, carriera, arte o persino attività criminali, riesce sempre perfettamente. Una fortuna che non ha niente di naturale, e che non viene senza un prezzo: obbedendo a un patto siglato nell’Europa del Seicento tra il capostipite della famiglia e un’entità misteriosa, a ogni generazione una figlia femmina cade nel sonno e dorme per sette anni, mentre il suo spirito – o meglio ancora il suo "doppio" – viene tenuto prigioniero… altrove.  E così è stato per secoli.
Ma quando una di queste vittime designate si trova per fidanzato un ragazzo ignaro di tutta la faccenda ma intelligente, tenacissimo e assolutamente deciso a trarre in salvo la sua ragazza, la stabilità del patto è minaccia e le entità che ne traggono beneficio scendono in campo per dare battaglia.
The Uncertain Places è innanzi tutto un romanzo oscuro, che riesce – impresa non da poco nel panorama urban fantasy odierno – a restituire le creature fatate alla dimensione inquietante, a metà tra sogno e incubo, della tradizione fiabesca più antica. Il loro è un mondo del tutto alieno al nostro, grottesco nel migliore dei casi e infernale in tutti gli altri, che gronda come un’emorragia nella nostra realtà laddove i confini tra le due dimensioni si fanno indistinti (i "luoghi incerti" del titolo) per portare doni ambigui ed esigere in cambio prezzi spaventosi.
E in effetti un terribile senso di ambiguità pervade tutta la storia, a partire dai protagonisti, che scoprono sulla loro pelle che cosa significa dover scegliere tra il ‘fare la cosa giusta’ e una vita baciata da una fortuna unica al mondo: niente sfiga, niente incidenti o malattie, successo garantito dalla culla alla tomba. Vuoi diventare ricco? Vuoi essere famoso? Una rockstar? Un attore di Hollywood? Ci provi, e funziona. Sempre. E in cambio non si deve uccidere nessuno: basta consegnare una ragazza all’uso e all’abuso del mondo fatato per sette anni della sua vita. Ok, ogni tanto qualcuna ci resta secca, ma è molto raro. E comunque la colpa è dei fatati, chiaramente.
Che dite, l’idea non vi tenta nemmeno un po’?...
L’alternativa è mettersi contro creature millenarie che hanno dato vita a incubi e leggende. Esseri che possono entrare nella tua vita in ogni momento, come un morbo, che ti osservano dagli occhi degli uccelli sui cornicioni, che ti ritrovi di fianco mentre cammini per strada, pronti a trascinarti via dal tuo mondo e a tenerti schiavo nel loro, a recitare per sempre versioni orride e deformi delle fiabe che leggevi da bambino (nota totally nerd per i giocatori di ruolo: a chi ama Changeling: the Lost questo libro piacerà un botto).
Certo, puoi tentare di patteggiare con loro, come i mortali fanno da sempre, e ti vedrai offrire tesori incantati e poteri sovrumani in cambio di richieste apparentemente ragionevoli. Un gioco in cui i fatati sono maestri, e di cui tu non conosci le regole. E la posta si calcola in vite umane.
Ma non saresti completamente disarmato: avresti le fiabe dalla tua parte. Proprio quei racconti che i fatati stessi hanno tentato inutilmente di sradicare dalla conoscenza dei mortali, che ti rivelano – almeno in parte – come ragionano e che cosa vogliono i tuoi avversari.
Saresti in grado di usare le fiabe come un’arma da guerra?
E se anche riuscissi a batterli al loro gioco e riavere indietro la tua innamorata, cosa faresti accorgendoti che non basta questo a cacciare il loro mondo via dalla tua vita?
Al netto di tutto ciò, The Uncertain Places non è un romanzo ‘facile’: la trama superficialmente lineare nasconde un gioco di rimandi complesso e ambizioso, che potrebbe farvi venir voglia di rileggere la storia più volte a caccia di ‘quel che non avevate notato la prima volta’, e magari – come è accaduto a me – farvi fermare a metà lettura per domandare a voi stessi “Ok, ma io che decisione avrei preso, se mi fossi trovato in una situazione come questa?...”
E, ve lo garantisco, non troverete una risposta semplice.

martedì 6 marzo 2012

Gods and Monsters di Kelly Keaton

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL 06.03.2012


Il ciclo Gods and Monsters di Kelly Keaton
Ignorate le copertine da romance: in questi libri si menano i mostri. E anche gli dèi

Siccome scrivo in questo spazio ogni uno-due mesi, non posso parlare sempre di saghe o libri strafighi: non escono saghe o libri strafighi ogni uno-due mesi (o quantomeno io non li trovo!) Quindi ogni tanto, come ora, parlerò di opere "soltanto carine", che meritano un po’ d’attenzione. Giudizio soggettivo, chiaramente, ma non è una novità: le mie non sono recensioni, solo consigli personali di lettura. Questo mese ho scelto dunque il bizzarro ciclo Gods and Monsters di Kelly Keaton, che per adesso conta due titoli, Darkness Becomes Her (2011) e A Beautiful Evil (2012), e non è ancora concluso.

(Seguono alcuni spoiler, sono inevitabili: se non li volete leggere, saltate alla fine!)

Ari è una ragazza orfana della Louisiana, con alle spalle un passato di abusi e di fronte una missione autoimposta: andare a New Orleans e scoprire cosa è accaduto a sua madre, internata in manicomio e morta suicida subito dopo la sua nascita. Ha anche due occhi di un verde-azzurro poco naturale e una cascata di lunghissimi, biondissimi capelli che ricrescono in pochi giorni anche se vengono rasati a zero. E, non appena inizia la sua ricerca, si trova alle calcagna certi loschi figuri che portano in spalla scudi lucidi come specchi, non muoiono se gli spari e sembrano ben intenzionati a farla fuori.
Non vi interessa? Vi pare poco originale, trito, già sentito?
Ok, andiamo avanti. Non siamo nel presente ma nel 2026. New Orleans è stata spazzata da un nuovo uragano nel 2013, e stavolta sono rimaste solo macerie. Il Cimitero Lafayette è diventato una palude, con le tombe che spuntando dalla fanghiglia. Ci sono coccodrilli in periferia. Le nove famiglie più ricche e influenti della città hanno comprato dal governo i resti dell’abitato e ne hanno fatto la prima "città privata" d’America. Ovviamente per scopi che non c’entrano soltanto con la ricostruzione edilizia.
Ancora nulla?
Alziamo il tiro: all’insaputa degli uomini, gli antichi dèi sono in guerra, da più di mille anni. Se ne sono già date talmente tante che i pantheon tradizionali non esistono più: restano solo due fazioni composte dai superstiti, che ormai hanno come unico obiettivo lo sterminio della parte avversa. Uno dei due schieramenti è capeggiato dalla dea Atena, che adempiendo a una profezia primordiale ha assassinato suo padre Zeus, ne ha preso il posto ed è uscita di testa. Sotto i suoi colpi sono cadute molte altre divinità, di cui lei ha assorbito le caratteristiche, ma nel caos della guerra è anche andata perduta l’Egida – lo scudo a cui era affissa la testa mozzata della gorgone Medusa – l’unica arma in grado di pietrificare qualunque cosa vivente, inclusi gli dèi. Urge creare una nuova Egida se si vuole vincere la guerra. E per farlo serve una nuova testa.
Se ancora non vi basta, aggiungete semidei esperti di arti marziali, sacerdoti vudù, donne-ragno, ragazzine gotiche con dentature da alligatore, immense biblioteche nascoste in un’anfora e una manciata di mostri più convenzionali, come lupi mannari e vampiri. E, ovviamente, pietrificazioni.
Se a questo punto non vi si è smosso niente, non leggete questi libri: non vi mancheranno alternative per riempirvi le serate. Se invece vi siete incuriositi, troverete pane per i vostri denti. Certo, dovrete ignorare l’insipida presenza dei vampiri e, se non vi piace il romance, anche le parti sentimentali (che peraltro non sono molte), ma al netto di questo avrete tra le mani due libri scorrevoli, ritmati, pieni di azione, con parecchia violenza e non privi di idee interessanti. La storia è prevedibilissima, ma in quella maniera quasi rassicurante che è tipica del ‘genere puro’. La protagonista ha diciassette anni, tutte le paranoie della sua età e ogni tanto le viene da piangere, ma è anche la figlia adottiva di due cacciatori di taglie professionisti, perciò mena, accoltella e spara come se fosse la sorella perduta dei fratelli Winchester. E io approvo.
Va da sé che la aspettano nuove amicizie, nemici inumani, un amore incasinato, battaglie per le strade di New Orleans, un’operazione di commando nel cuore stesso dell’Olimpo e al vertice di tutto Atena in persona, che ha smesso di essere la compassata civetta della tradizione per diventare il corvo dei campi di battaglia. Vero che una brava ragazza non lo è stata mai – era pur sempre la dea della guerra – ma oggi veste di pelle (quella del titano Tifone), non si pettina più e ha ceduto allegramente alla sua vocazione di sadica vendicativa e creatrice di mostri, capace di alzarsi una mattina e spianare una città perché le sembra una buona idea.
Son finiti i tempi di Lady Isabel.
Insomma, Kelly Keaton gioca con le mitologie e lo fa senza troppi pensieri: il risultato magari non ha la compattezza poetica di Rick Riordan o l’esilarante originalità di Kelly McCullough, ma riesce a essere divertente, e tanto basta. Perché, se non si fosse ancora capito, Darkness Becomes Her e A Beautiful Evil sono letture da momenti di relax, del tutto disimpegnate e prive di "profondità". Ma ci vogliono anche questi libri da divano, agili sia da maneggiare – io li ho letti in formato Kindle, ma sono volumi di piccole dimensioni – che da leggere: l’importate è sapere cosa si ha tra le mani. E Gods and Monsters è relax di qualità.

lunedì 13 febbraio 2012

This Dark Endeavour di Kenneth Oppel


ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL 13.02.2012


Anche il dottor Frankenstein ha avuto sedici anni.
E già allora non ci stava con la testa… 

Dopo un mese di buco – perdonatemi, a gennaio ho avuto troppo da fare – torno da voi per parlare di un libro che a dirla tutta non è propriamente urban, e forse neanche propriamente fantasy. L’autore, canadese, classe 1967, praticamente inedito in Italia se si eccettuano un paio di suoi libri per l’infanzia, non è un nome nuovo per chi legge steampunk in inglese (Airborn, Skybreaker, Starclimber) e pur essendo abbastanza giovane ha già firmato più di venti romanzi. E questa volta le sue due anime, quella di scrittore per ragazzi e quella steampunk, collidono in una storia che parte da un’idea secondo me fichissima: raccontare l’adolescenza di Victor Frankenstein.

Sì, quel Frankenstein: un ipotetico prequel (o l’inizio di un prequel, visto che si stratta di una trilogia) al libro di Mary Shelley. Abbiamo dunque Victor, ricco e sfaccendato figlio di nobili in una Ginevra di fine Settecento incastrata tra il secolo dei Lumi e un medioevo che non ha nessuna voglia di scomparire, e abbiamo suo fratello gemello Konrad (“Un attimo” sta già pensando qualcuno, “ma nel Frankenstein il dottore mica aveva gemelli!”: pazienza, ci arrivo dopo). E ovviamente abbiamo Elizabeth, la cugina orfana adottata dalla famiglia Frankenstein, di cui chi ha letto Mary Shelley già conosce il destino. I tre crescono insieme, e a sedici anni sono ovviamente compagni d’avventure e di malefatte. Dei gemelli, Konrad è quello estroverso, brillante, che piace alla gente; Victor di contro è cupo, irascibile, ossessivo e, inutile dirlo, ha verso il fratello un mostruoso (mai termine fu più appropriato!) complesso d’inferiorità. Chiaro che a entrambi la cugina piace parecchio, e altrettanto chiaro che tra i due lei sceglie Konrad.
Per farla breve e senza spoiler: Konrad si ammala gravemente per un disturbo congenito del sangue, la medicina del tempo può solo allargare le braccia e Victor, che pur con tutte le complicazioni del caso ha con lui quel genere di legame che c’è solo tra gemelli, non trova altra soluzione che rivolgersi all’arte negletta e screditata dell’alchimia. Con l’aiuto di un libro in codice dissotterrato dalla Biblioteca Oscura (nascosta nei recessi del castello dei Frankenstein e nella quale il padre dei gemelli ha tassativamente proibito loro di metter piede) e con quello di un inquietante alchimista paraplegico di Ginevra, il futuro creatore di mostri si imbarca nell’impresa di produrre un elisir in grado di risanare Konrad. Impresa che porterà lui ed Elizabeth a rischiare la vita contro rapaci giganteschi, pesci preistorici, labirinti sotterranei, felini dall’intelligenza umana e alla fine un sacrificio che chiederà a Victor di accogliere l’orrore nella sua stessa carne. E, se ancora non bastasse, c’è un’altra piccola complicazione: morto Konrad, Elizabeth sarebbe ‘libera’, e anche Victor ci ha pensato…
Se non vi sembra una storia originale, avete ragione: non lo è. Non è questo il suo punto di forza. Lo sono invece l’atmosfera – tenebrosa, gotica, malsana, e nello stesso tempo vibrante di vita – la potente e credibilissima caratterizzazione dei personaggi e, più di tutto, l’insolita prospettiva in cui l’autore presenta la scienza settecentesca e più in generale la ‘realtà’. This Dark Endeavour non è assolutamente un romanzo steampunk, eppure Kenneth Oppel riesce a far sembrare ‘futuristiche’ le scoperte mediche e le nuove tecnologie di allora, ossia a farle vedere al lettore alla maniera in cui dovevano vederle le persone di quel tempo: non macchine immaginarie ma fantascienza che stava diventando realtà. Con un meccanismo simile, elementi che non sono propriamente fantastici – o meglio che non appartengono in toto al mondo dell’immaginario – come i feroci rapaci delle foreste alpine e gli enormi pesci sotterranei si mostrano attraverso la ‘lente’ con cui li vedono i protagonisti, divenendo a tutti gli effetti degli autentici mostri, non meno orribili o credibili dei mostri propriamente detti. Se ci aggiungete l’alchimia, i sentimenti ambigui e una buona dose di sangue penso possiate capire perché dico che questo libro mi è piaciuto.
Ovvio che i richiami al Frankenstein originale sono tantissimi, sia evidenti che ‘nascosti’: da buon prequel, deve porre le basi per quel che accadrà dopo. Ma sono tante anche quelle che a prima vista si direbbero ‘libertà’ che l’autore si è preso dal libro di Mary Shelley, prima fra tutte quella di dare un gemello al buon dottore. Al netto del fatto che, da come la vedo io, scelte del genere non tolgono nulla alla validità dell’opera, riflettete su questo: nel Frankenstein è il dottore stesso a raccontare la sua storia al capitano Walton che lo ha tratto in salvo dai ghiacci del Polo Nord. Quindi ha raccontato quel che voleva raccontare, libero di tacere qualunque cosa lo mettesse troppo in imbarazzo o non si adattasse all’impressione che voleva trasmettere al suo salvatore. Sovra-interpretazione da parte mia? Forse. Ma lasciatemelo fare: la lettura è anche un gioco!
Solite info tecniche di chiusura: il romanzo, uscito l’anno scorso, è pubblicato da Simon & Schuster in America e da David Fickling Books in Gran Bretagna e, tanto per cambiare, i diritti cinematografici sono già stati opzionati (il che, come ben sappiamo, non significa in automatico che si farà davvero un film, ma in questo caso io ci spero, perché il romanzo si presterebbe bene). Il secondo volume della trilogia, Such Wicked Intent, è previsto per quest’estate. E, in tutta sincerità, io lo aspetto con ansia.



AGGIORNAMENTO: ho letto Such Wicked Intent non appena è uscito e mi è piaciuto ancor più del libro precedente. E' da allora che aspetto che la saga vada avanti, ma per ragioni che mi sono ignote Oppel non ne ha più pubblicati altri...

venerdì 2 dicembre 2011

Drink, Slay, Love di Sarah Beth Drust


ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL 02.12.2011

Vampiri. Liceali. Unicorni. Gelatai depressi. 
Questo libro fa ridere. Giuro 

Ci sono libri che non hanno bisogno di tante chiacchiere per rivelare se stessi: basta la trama.
Pearl è una vampira sedicenne, nata e cresciuta in una famiglia di vampiri (in questa storia i vampiri possono, con difficoltà, avere figli "per via tradizionale"; figli che ovviamente nascono non-morti e crescono tali). Abita in un paesino insignificante del Connecticut, ha un fidanzato (vampiro) della sua età e non ha mai conosciuto altro ambiente che quello del suo vasto parentado di vampiri, fatto di fratelli, sorelle e zii uno meno sano di mente dell’altro.
Una sera, mentre esce dalla gelateria notturna che frequenta sempre – il cassiere mangia un botto di gelato e ha il sangue dolce – si imbatte in un unicorno che sta rovistando nella spazzatura sul retro. La bestia, poco simpaticamente, la impala con una cornata, e Pearl è convinta che siano arrivati i suoi ultimi istanti di non-vita. Invece si risveglia a casa: la famiglia, che l’ha tratta in salvo, ritiene che sia stata vittima di un cacciatore di vampiri, perché da quando in qua esistono gli unicorni??

Ma nei giorni successivi la faccenda si complica: Pearl comincia ad apparire negli specchi e a resistere alla luce del sole. Nessuno se lo sa spiegare, ma la famiglia trova prontamente un modo per utilizzare la novità e iscrive Pearl al liceo cittadino. La ragione è presto spiegata: a breve la famiglia dovrà ospitare un’importante cerimonia presieduta dal temutissimo Re Vampiro del New England, e ovviamente fornire appropriati rinfreschi agli ospiti. Che c’è di meglio, dunque, di una figlia obbediente che ti porta a casa qualche compagno di liceo per un po’ di "doposcuola", o che magari ti organizza il ballo di fine anno in casa nella stessa sera della cerimonia vampiresca? (se state pensando a Carrie o meglio ancora a Buffy, non temete: ci hanno pensato anche i personaggi del libro).
E così Pearl si trova catapultata da un giorno all’altro nella realtà delle scuole superiori, senza sapere un fico secco del mondo dei teenager mortali, senza capire tanto bene il concetto di "ironia" e soprattutto senza aver mai guardato in vita sua un essere umano vedendo qualcosa di diverso da una bistecca con le gambe. Certo, il suo istinto infallibile nel valutare i rapporti di forza e debolezza all’interno di un gruppo le è d’aiuto (dopotutto la sua è una razza di predatori, eccheccavolo!), ma qui si tratta di affrontare mostri di tutt’altro genere: professori con tendenze sadiche, modaiole inferocite, nerd brufolosi pronti a venerarla come una dea e, immancabilmente, un ragazzo un po’ troppo affascinante e che forse sa un po’ troppe cose sul suo conto…
Per chi non lo avesse ancora capito, Drink, Slay, Love non è un libro serio (e non bastava il titolo?) Ma la sua è una ‘mancanza di serietà’ intelligente, perché nelle sue pagine si ride tanto e si ride bene. Ovvio che non mancano le battute su Twilight, è praticamente obbligatorio, ma sono più divertenti della media che si sente in giro e in ogni caso non sono davvero le uniche.
Chi vuol cercare significati seri ne troverà nella spietata analisi della società degli adolescenti, mostri non meno pericolosi dei vampiri (lo so anch’io che non è certo un tema nuovo, e perdonatemi se me ne sbatto). Ma il lettore può tranquillamente fregarsene delle tematiche profonde, perché Drink, Slay, Love è innanzi tutto e soprattutto uno spassosissimo romanzo nerd, pieno di citazioni da film, telefilm, fumetti e quant’altro, di situazioni ai limiti dell’assurdo, di personaggi psicopatici e di feroci prese per i fondelli dei cliché vecchi e nuovi – soprattutto nuovi – sui succhiasangue e il loro mondo.
Sì, c’è anche la storia d’amore. Sì, è ridicola, moderatamente violenta, ovviamente impossibile e abbastanza surreale. Sì, coinvolge gli unicorni, non nella maniera da pervertiti a cui state pensando in questo momento. E sì, se non vi interessa potete ignorarla senza troppa fatica (ma perché farlo?) Ce n’è a sufficienza nel seguire Pearl nel suo rimbalzare dal giorno alla notte, dal mondo vampirico a quello umano, da un’esistenza di grande potere ma di scelte obbligate a una dove più o meno si sta tutti sulla stessa barca, ma forse si può decidere da soli la rotta.
Il romanzo è stato pubblicato lo scorso settembre dalla Margaret K. McElderry Books (la stessa che pubblica Cassandra Clare in America); l’autrice, Sarah Beth Drust, è una riccioluta newyorchese con una laurea a Princeton, un passato da aspirante supereroina e un corredo genetico che non potrebbe essere più nerd di così (potete farvi gli affari suoi qui). E non so voi ma io, per l’esistenza di questi corredi, ringrazio il cielo ogni giorno.

Link all'articolo originale 

mercoledì 26 ottobre 2011

The Night Circus di Erin Morgenstern



ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL 26.10.2011
Nota: tre mesi dopo questo articolo è uscita l'edizione italiana del libro, come Erin Morgenstern, Il circo della notte, Rizzoli 2012


In tournée con due maghi e un Circo fatto di sogni

Si può apprezzare un libro in molti modi. Ci sono i libri carini; ci sono i libri molto belli; e ci sono i libri che ti fanno venire brividi anche quando ci ripensi. The Night Circus è un libro che fa venire i brividi.
Non sono imparziale verso questo romanzo, lo dico subito per togliere ogni dubbio. Mi è piaciuto esageratamente, forse anche al di là di quanto avrebbe dovuto (d’altro canto io vorrei che qualunque libro leggo mi piacesse esageratamente, quindi questa per me è una vittoria), e non so bene da dove partire a parlarne. Proviamo dalla trama, che in sé è molto semplice: in principio abbiamo New York, l’anno 1873 e il mago Prospero. Mago in entrambi i sensi della parola, quello del personaggio shakespeariano di cui porta il nome e quello di illusionista da palcoscenico. Un giorno gli viene consegnata – come un pacco – una bambina orfana di madre, il più recente tra i suoi figli illegittimi: si chiama Celia, e in breve dimostra di aver ereditato le doti soprannaturali del padre. E da qui ha inizio tutto.
Tra Prospero e un altro mago, Alexander, esiste una sfida che si protrae da secoli, un complicato gioco nel quale ciascuno schiera un proprio apprendista contro un apprendista dell’altro e rimane ad assistere, senza interferire, al duello di ingegno e magia che si scatena. Prospero ha ora un’apprendista molto potente, una del suo stesso sangue; Alexander raccoglie la sfida adottando un orfano di Londra, il giovane Marco, e allevandolo nello studio dell’arcano. Il teatro scelto per la sfida è un circo, Le Cirque des Rêves, appena nato e diverso da ogni altro al mondo: arriva in città senza che nessuno se ne accorga, e allo stesso modo scompare; apre i battenti solo dal tramonto all’alba; e quel che succede tra le sue tende è talmente incredibile, talmente meraviglioso da dare una sorta di assuefazione, e da generare un’intera subcultura di ‘appassionati’, i rêveurs, che si sforzano di seguirlo nei suoi spostamenti per il mondo. E su questo insolito ring, armati solo di forza di volontà e immaginazione creativa, Celia e Marco si incontrano senza conoscersi, si scontrano, costringono fantasia e realtà a mescolarsi, alterano vite, avverano desideri, distruggono destini e – inutile tenerlo nascosto – si innamorano.
Molte persone che conosco (e ne conoscete anche voi) a questo punto diranno: “Ancora il circo misterioso? Ancora la sfida tra maghi? Ancora la storia d’amore??” Già, ancora. L’ennesima storia di questo tipo. Come la Gioconda è l’ennesima faccia che sorride. Come la Cappella Sistina è l’ennesima carrellata di scene della Bibbia.
A questo punto vorrei poter dire qualcosa di intelligente sul libro, un qualche commento very smart che faccia venir voglia a tutti di leggerlo. Ma non ci riesco. Questo è un romanzo che è inutile tentare di analizzare razionalmente. Tutto quel che sono riuscito a fare io, in mezzo alle sue pagine, è stato mollare qualunque giudizio e lasciarmi intossicare dalla storia.
Perché The Night Circus è meraviglia pura, è oppio per la mente. È un libro che non va letto: va inalato.
Non solo per il magnifico setting vittoriano (sì, anch’io sono uno di quelli che girerebbero sempre col cappello a cilindro); non solo per i personaggi (e ce ne sono tanti, la storia è molto più corale di quanto non emerga dal mio riassuntino); non solo per i complessi piani temporali, che intrecciano presente, futuro e ‘tempo eterno’; non solo per la magia dei protagonisti, che pure riesce a scolpire con il fuoco, a far germogliare il ghiaccio, a chiudere un racconto in una bottiglia, a far navigare vascelli di carta stampata su oceani di inchiostro. Per tutte queste cose insieme e, più di ogni altra, per il Circo stesso. Un intero universo bianco e nero – gli unici due colori permessi al suo interno, sulle cose come sulle persone – dove ogni minimo dettaglio è una sfida all’immaginazione e il tempo è scandito da un gigantesco orologio in perenne metamorfosi. Che, beffa estrema, non è opera di magia ma di puro ingegno umano.
In mezzo a tutto questo, non pensiate che The Night Circus sia un fiaba per bambini fatta di zucchero filato. Una fiaba lo è senz’altro, e intenzionalmente, ma non potrebbe essere meno infantile di così. Sullo sfondo non cessano mai di aleggiare le ombre immense, tenebrose dei due padroni di Celia e Marco, e gli stessi protagonisti non attraversano la storia con mani immacolate. È un libro che parla di amori adulti, di tradimenti adulti, della responsabilità di usare ai propri fini le vite degli altri, e del dover affrontare – e sconfiggere – un destino che non sempre ci si è scelti da soli.
Concludo, come sempre, con qualche dato tecnico. L’autrice, Erin Morgenstern, è un’esordiente (e io stento a crederci, tanto è matura questa sua prima opera), fa l’illustratrice e vive a Salem, dove evidentemente l’aria è ancora intrisa di stregoneria. Il romanzo, uscito quest’anno, è pubblicato nell’edizione americana da Doubleday e in quella britannica da Harvill Secker. I diritti cinematografici sono stati acquistati ancor prima che il libro andasse in stampa, ma, come ha saggiamente commentato Francesco Dimitri parlandone con me, è impossibile fare di questo libro un film. O meglio, è perfettamente possibile, ma la sua potenza narrativa, la sua meraviglia oppiacea e ipnotizzante sono intrasferibili fuori da una pagina scritta. The Night Circus è un romanzo nel senso più completo del termine. E di romanzi come questo, oggi, c’è più bisogno che mai.

lunedì 26 settembre 2011

Il ciclo di Ravirn di Kelly McCullough



ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL26.09.2011


Un giorno gli dèi scoprirono la Rete.
E la trovarono una figata.

Gli dèi del mondo antico sono tornati. O piuttosto non se ne sono mai andati. Questo lo sappiamo già, gli autori di urban fantasy ce lo dicono da trent’anni: i vecchi Signori del Mondo si sono messi le Converse, girano in moto per le nostre strade, seminano ovunque figli disadattati e ogni tanto fulminano uno sportello del Bancomat se si mostra poco collaborativo.
Ma qualcuno va anche oltre. Qualcuno ha deciso che i carri alati sono passati di moda una volta per tutte, che gli incantesimi cantilenanti e i libri di magia grossi come cassettiere sono una pizza. Ed è passato al digitale.
E la colpa è tutta di Kelly McCullough.
Di costui, che a dispetto del nome è un uomo (l’onomastica americana fa anche di questi scherzi…), personalmente non so nulla, se non che è un sorridente quarantenne calvo del Wisconsin e che tra il 2006 e il 2010 ha pubblicato una saga di cinque libri che secondo me chi ama l’urban fantasy semplicemente non può non leggere: parlo del ciclo di Ravirn, ovvero WebMage (2006), Cybermancy (2007), CodeSpell (2008), MythOS (2009) e SpellCrash (2010). E non ditemi che i titoli non sono già uno spettacolo.
Gli dèi di McCullough sono quelli dell’antica Grecia. Ma non quelli che vi aspettate. Certo, nelle sue pagine passano anche Zeus, Ade, Atena e gli altri che conosciamo tutti, ma se volete leggere di loro vi rimando piuttosto a Rick Riordan (altro autore che raccomando senza riserve): qui al centro della scena troverete gli dèi a cui di solito non si pensa, ovvero le Parche, le Muse, la Fortuna, Nemesi, le Furie, nonché l’amore – a volte inconfessato – di chiunque frequenti la magia postmoderna, Eris la dea del Caos.
Ma soprattutto troverete l’eroe della storia, Ravi Latcher, al secolo Ravirn: studente universitario per obbligo, hacker per vocazione, semidio per discendenza e ‘mago della Rete’ in senso un po’ più letterale di quanto non si intenda di solito.
La sua famiglia è quella della dea Lachesi, la seconda delle tre Parche che governano il destino umano, dalla quale discende per parecchie generazioni interposte. Attorno a lui si estende un universo fatto di mondi paralleli che galleggiano nella matrice del Caos Primordiale, alcuni molto simili al nostro (e uno di essi è il nostro), altri assolutamente alieni, tutti riflessi più o meno deformati della realtà che precede ogni altra: il monte Olimpo.
E siamo solo all’inizio. Per riuscire a star dietro a un universo così incasinato, le Parche già da secoli hanno gettato alle ortiche il Telaio del Fato e lo hanno rimpiazzato con una sorta di internet multidimensionale, la mweb, che lega insieme tutti i mondi. E i discendenti degli dèi, che come i loro nonni e bisnonni bazzicano la magia, si sono adeguati: incantesimi in HTML, athame con la presa USB e spiriti familiari – webgoblin – in grado di trasformarsi in laptop.
Ora, immaginate cosa vuol dire essere un hacker in un mondo del genere. Immaginate di avere mezzo cervello occupato dalla vostra lontana cugina Cerice, troppo affascinante per non farvi girare la testa e troppo intelligente per darvi corda. Immaginate che Atropo, la terza Parca, quella che taglia i fili delle vite, vi detesti per principio e vi coinvolga di forza nel suo piano per impadronirsi del Database del Fato e premere il tasto “Delete” sul libero arbitrio della razza umana. E aggiungete semidei sanguinari sul piede di guerra, la dea Eris in competizione con voi (ed è lei la hacker più infida del multiverso), un crash totale della mweb e le tre Furie alla vostra calcagna, due intenzionate a farvi la festa, la terza un po’ troppo interessata a voi in altri sensi. Vi siete fatti un’idea della vita quotidiana del web-mago Ravirn?
E se ancora non vi basta – siamo solo al primo libro – potete proseguire nella lettura e scoprire come si evade dall’Oltretomba allegando la propria anima a un’e-mail, come ci si imbuca a una festa sull’Olimpo, come si sopravvive al Caos Primordiale grazie al ‘vecchio trucco dei Titani’ e come ci si ritrova a occupare un posto scomodo e un po’ troppo alto sulla scacchiera delle lotte tra gli dèi. E, fidatevi, vi ho detto solo una piccola parte.
Dunque, perché leggere i romanzi di Kelly McCullough? Arrivati a questo punto a me sembra una domanda inutile, ma risponderò lo stesso: perché il ciclo di Ravirn è intrattenimento puro. È distillato di urban fantasy d’azione, di immaginazione e di ironia in puro stile Ace Books (la storica editrice di New York che assieme alla gemella Roc tiene le redini dell’urban fantasy americano), che prende Omero, Tarantino e William Gibson e li fa ubriacare allo stesso tavolo. Ravirn è un eroe dei fumetti, impulsivo e individualista quanto un adolescente – è semmai la sua ‘spalla’, Melchior il webgoblin, ad avere quel tanto di buonsenso che a lui manca – e il suo è un mondo di esagerazioni epiche: gli incantesimi sono sempre spettacolari (si può evocare un tirannosauro usando la benzina? Ma certo: il petrolio contiene il DNA degli animali preistorici!), le dee sono tutte strafighe e terribili e gli imbrogli più innocenti sono inevitabilmente destinati a partorire disastri di proporzioni cosmiche.
Romanzi ingenui? Senz’altro, ma di una simpatia davvero difficile da trovare. Se cercate lettura profonda e impegnata tenetevi il più lontano possibile da qui. Ma se volete assistere alle malefatte degli dèi in versione cyberpunk, popcorn alla mano come se foste al cinema, Ravirn e compagni vi fanno la serata. Promesso.

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