venerdì 24 giugno 2011

Rivers o f London di Ben Aaronovitch


ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU URBANFANTASY.HORROR.IT IL 24.06.2011
NOTA: all'epoca non esisteva un'edizione italiana. Il primo volume della saga (ma solo il primo) è uscito in italiano l'anno seguente: Ben Aaronovitch, I fiumi di Londra, Fanucci 2012


Rivers o f London, ovvero “Io credo nelle palle di fuoco, lo giuro, lo giuro!”

Salve a tutti. Una piccola nota introduttiva, che varrà anche per il futuro. Quando mi hanno invitato a tenere questa rubrica sull’urban fantasy ho accettato subito, per una ragione molto semplice: mi fa piacere – come penso capiti a tutti – poter consigliare libri che mi sono piaciuti. Per questo quelle che scriverò qui saranno sempre e soltanto le mie opinioni su libri che ho apprezzato. Non recensioni, non valutazioni, non analisi letterarie con citazioni di manuali di critica o affini: nulla di tutto ciò, ma soltanto il mio personale “Ehi, questo libro è figo!”
Ciò detto, parliamo di poliziotti londinesi. Li avete presenti, no? I bobby con il cappellino e il giubbotto fosforescente che, com’è noto, girano disarmati (nel senso che non portano la pistola: il manganello lo portano e se serve non si fanno problemi a usarlo). Be’, almeno uno di loro le "armi da fuoco" le ha: si chiama Peter Grant, è un detective constable (cioè un agente semplice, senza gradi) e se vi comportate molto male – ma dovete proprio tirarlo fuori dai gangheri, perché è un bravo ragazzo – potrebbe trapassarvi con una palla di plasma incendiario.
Perché Peter Grant è un mago, uno degli unici due oggi viventi in tutto il Regno Unito, almeno a detta del suo PR e creatore Ben Aaronovitch.
Fino all’inizio di quest’anno nessuno in Italia aveva la minima idea di chi fosse Aaronovitch, e a dirla tutta anche a casa sua non è che fosse un idolo delle folle, perché i nomi degli autori televisivi non se li ricorda mai nessuno. Eppure porta la sua firma il celebre speciale di Doctor Who del 1988 intitolato Remembrance of the Daleks, che non fingerò di aver visto: come il 99% degli italiani che adorano Doctor Who – e lo adoro senza mezzi termini – anch’io sapevo a stento chi fosse il buon Dottore prima del reboot del 2005. Oggi in Italia si continua a non sapere chi sia Aaronovitch, ma nel mercato anglofono i praise per i suoi Rivers of London e Moon over Soho rimbalzano da mesi da una sponda all’altra dell’Atlantico, e non a torto.
Dunque, chi è Peter Grant? Solo un volenteroso ragazzo di colore che vorrebbe fare la sua tranquilla carriera in polizia e magari andare un po’ oltre l’amicizia con la graziosa ma irascibile collega Lesley, che gli manda segnali un tantino ambigui? No: è un poliziotto che sulla scena di un brutale omicidio si ritrova a interrogare un testimone morto quanto la vittima lì per terra, prima di rendersi conto che lo vede solo lui.
E se non gli bastasse conversare con i fantasmi, a reclamare la sua attenzione ci pensa Thomas Nightingale, suo superiore in grado e ultimo mago qualificato d’Inghilterra, che lo fa trasferire sotto il proprio comando e gli impone senza mezzi termini di "disciplinare il suo talento", ossia studiare magia almeno per un po’ di tempo. Una quindicina d’anni, tanto per cominciare.
E così sulle spalle di Grant piomba un malloppo di nuovi, insoliti doveri da poliziotto, tra cui fare da paciere tra le litigiose divinità di Londra – numi tutelari dei molti fiumi ‘figli’ del Tamigi, a sua volta incarnato da Padre Tamigi e Madre Tamigi, che non si sopportano tra loro – sloggiare vampiri abusivi dai seminterrati della città (e vi garantisco che quelli di Being Human sono puliti e ordinati al confronto…) ed evocare spettri di magistrati morti nel Settecento, perché, è ovvio, ci vuole il mandato di un magistrato defunto per arrestare un criminale defunto!
Tutto questo mentre si sforza di padroneggiare la grammatica latina – in che lingua pensavate che fossero gli incantesimi? – e di vivere nella stessa casa con il compassato Nightingale, che forse è un po’ più vecchio dei quarant’anni che dimostra e non ha mai avuto altra compagnia che la sua cameriera, una taciturna ragazza orientale con un’inquietante chiostra di denti aguzzi e la sgradevole abitudine di ingozzarsi di carne cruda.
Sto evitando volutamente di raccontarvi la trama, per non fare spoiler, ma se tutto questo non basta per farvi venir voglia di leggere i due romanzi, aggiungerò che ci troverete viaggi nel tempo, spiriti malvagi con una fissa per il teatro delle marionette, scie di jazzisti morti di jazz e una femme fatale che gira per i nightclub di Londra "giustiziando" ragazzi allegri per mezzo della propria vagina dentata.
Avete letto bene: ho scritto vagina dentata.
In calce a tutto ciò, la scrittura di Aaronovitch ha due punti forti che per me valgono da soli l’intera saga: ironia e verosimiglianza. La prima è onnipresente, assolutamente britannica e distribuita con l’abilità consumata dell’autore televisivo, che sa quando e come strappare una risata senza invadere mai i momenti drammatici. La seconda è calibrata così bene che io ne sono rimasto conquistato. Ci sono ambientazioni dove la magia non ha bisogno di sembrare reale – e, beninteso, se il libro in sé è bello per me va bene comunque! – ma nel mondo di Peter Grant tutto sembra così vero che non si fa la minima fatica a credere nelle palle di fuoco (memorabile in Moon over Soho la trattazione di Nightingale sul perché la palla di fuoco è preferibile alla pistola, non ultimo il non dover compilare chili di scartoffie in centrale), e questa è una rarità nella letteratura del genere.
Grant si muove in un mondo dove la magia è poca e dura da padroneggiare (sei mesi di tirocinio per far galleggiare nell’aria una piccola sfera di luce, tanto per intenderci), dove le regole sono state stabilite da sir Isaac Newton (sì, lo stesso della Rivoluzione scientifica: anche lui aveva diritto alla sua doppia vita) e dove il punto non è imparare a spazzar via i nemici ma imparare a non spazzar via se stessi con un incantesimo andato di traverso. E allora accanto alla magia ben vengano i cari vecchi metodi da sbirro, il lavoro del detective, le porte sfondate e un bel cazzotto in faccia quando serve. Peter Grant di sicuro non si tira indietro: tutte cose più facili che coniugare i verbi in latino!
Per concludere, qualche dato tecnico: Rivers of London e Moon over Soho sono pubblicati da Gollancz per il mercato inglese e da Del Rey per quello americano; nell’edizione americana Rivers of London si intitola Midnight Riot. Il terzo volume della serie, Whispers Under Ground, è atteso per quest’autunno (Ben Aaronovitch è un autore serio, di quelli che lavorano sodo e senza protestare). L’inglese del testo è pulito anche se non mancano i termini gergali, in particolare dal mondo della polizia londinese, ma niente che non si possa reperire facilmente in rete.
Buona lettura a tutti e… watch your back when in London at night!


AGGIORNAMENTO: al momento presente (agosto 2015) la saga di Rivers of London è giunta al quinto volume, con il sesto (The Hanging Tree) previsto in uscita a novembre, e a me continua a piacere un bel po'. Sfortunatamente per i lettori italiani, nel nostro Paese la pubblicazione non è andata oltre il primo volume.
Per chi legge in inglese, i volumi attualmente sono:

Rivers of London (2011)
Moon over Soho (2011)
Whispers Under Ground (2012)
Broken Homes (2013)
Foxglove Summer (2014)

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