ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU FACEBOOK IL 12.09.2013

Rimango blastato.
La storia, in sé assolutamente classica, racconta le avventure di un mago-bibliotecario che ha il potere di tirare fuori gli oggetti dai libri (se a questo punto il vostro primo pensiero è "Ma non è un’idea nuova!! L’ho già vista qui, lì e anche là in fondo!!..." fatevi un favore e chiudete questo post).
Nel romanzo i libri, in virtù del loro essere "esperienza condivisa" (tantissime persone leggono tutte la stessa cosa) sono finestre sull'inconscio collettivo, da cui chi è dotato del potere giusto può trarre materializzazioni di pensieri diffusi. Il fondatore di questa setta di maghi è ovviamente Gutenberg, che si è inventato questo tipo di magia perché non era assolutamente capace di farne altri, e ha stampato e diffuso la Bibbia in modo da poterne tirare fuori il Santo Graal e diventare immortale.
Mi state seguendo ancora?
Quello che Hines ha scritto è forse il fantasy più nerd che mi sia mai capitato sotto gli occhi, e uno dei più ironici. E non è un urban fantasy che fa ironia sull'urban fantasy – cosa abbastanza normale – ma un urban fantasy che fa ironia sulla letteratura urban fantasy. E quindi su noi che la leggiamo. E su noi che la scriviamo.

Per quanto mi riguarda, Hines è un genio. È uno che ha preso il genere, lo ha piegato su sé stesso ed è riuscito a farlo funzionare comunque, anzi persino meglio. Uno che si è letto tutto il leggibile nerd e ne ha fatto uno strepitoso gioco di citazioni. Uno che ha tirato fuori dalle pagine – letteralmente – i vampiri di Twilight e ha capito come trasformarli in una serissima minaccia planetaria. Vi rendete conto?
Dopo la lettura di Libriomancer io mi sono ritrovato sostanzialmente con due pensieri (entrambi alquanto scontati, ma tant'è). Primo: devo correre a leggere il secondo volume della serie, Codex Born. Secondo: il fantasy che produciamo in Italia, tutto il fantasy che produciamo in Italia, a partire da quello che produco io, è indietro anni luce.
Anni luce.
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