giovedì 5 marzo 2015

"Ti sei messo in testa pure tu di fare l'artista?"

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU FACEBOOK IL 05.03.2015

"Forse sì" avrei dovuto rispondere alla persona che mi ha fatto (implicitamente) questa domanda qualche giorno fa. Invece me ne sono rimasto zitto.
Ma questo non significa che non ci stia rimuginando su da mesi.
Da qualche anno a questa parte parole come arte e artista si sono conquistate un alone di ostilità e profondo sospetto nel web italiano che si occupa di libri, e in particolare di fantastico. Il motivo sostanziale è la diffusione dell'idea che chi definisce arte la propria scrittura, oltre a tirarsela oscenamente, stia segnalando se stesso come uno di quegli ingenui (ma pericolosi) poveri di spirito convinti che "scrittori si nasce", che "basta avere un'idea brillante e metterla sul foglio", che "il talento non si insegna", che "la scrittura viene da dentro", quando tutti sanno che la scrittura è tecnica, studio, impegno per migliorare, manuali di scrittura scritti da guru misteriosi, insulti costruttivi e sudore di sangue dalle narici (e guai a chi non lo sa: i blogger verranno in una notte senza luna e si mangeranno la sua anima!)*
Al posto della parola artista è dunque venuta di moda la parola artigiano, che si porta dietro un'immagine di pazienza e umiltà, di dedizione al lavoro, di calma certosina, di quieta soddisfazione nell'opera delle proprie mani. E' un'immagine seducente e infatti l'ho fatto mia anch'io e l'ho usata in pubblico e in privato, almeno finché non mi sono accorto che cominciavano a farlo tutti (e forse in questo sono un po' hipster…)
Un altro slogan di cui mi ero impadronito lo avevo sentito da Terry Brooks durante un'intervista a Lucca C&G (non ricordo l'anno esatto, di sicuro molti se lo ricorderanno meglio di me), nella quale, a una domanda che suonava più o meno "Cosa fai quando ti viene il blocco dello scrittore?" Brooks aveva risposto senza esitare "I'm a commercial writer: there's no writer's block for us!"
Per me era stata una piccola illuminazione: se sono uno scrittore commerciale, se so e non nascondo di scrivere per vendere il più possibile e per essere letto (potenzialmente) dai grandi numeri, che cos'ho da temere?
Di certo non i blocchi, o il pubblico, o la critica, e meno di ogni altra cosa l'infamante taccia di artista!
Tutto questo, naturalmente, accadeva ai tempi in cui vendevo ancora qualcosa. Perché, ecco, per fare lo scrittore commerciale… capita che devi vendere. Ed è dai tempi di Quando il diavolo ti accarezza che i miei libri non vendono più un tubo (chi mi segue sa che non ne ho mai fatto mistero, e se pensate che lo dica in pubblico per farmi compatire significa semplicemente che non mi conoscete e non sapete che sono più che capace di compatirmi da solo!)
Stesso discorso vale per l'artigiano, che può amare immensamente il proprio lavoro ma le sedie che costruisce con pazienza e dedizione le deve vendere comunque, a meno che non ami anche vivere in una casa traboccante di belle sedie e con il frigorifero vuoto.
Non spetta a me decidere se sono o no un bravo scrittore, ma di certo so e ho sempre saputo di essere un pessimo venditore. E questo, in un mondo dove buone doti di self-promotion pagano immensamente di più della capacità di produrre alcunché, è un handicap grave.
Quindi, ora che faccio?
Di sicuro non più lo scrittore commerciale, per manifesta incapacità in campo.
E neanche l'artigiano della parola scritta, dato che, oltre a quanto detto finora, mi sento di ammettere che l'innegabilmente nobile e rispettabile professione dell'artigianato letterario mi ha profondamente scassato la minchia.
Quindi forse non mi resta che fare l'artista.
Maporcadiquellaputtana, se davvero quella è la mia strada allora farò l'artista al 100%, nel massimo bene e nel massimo male, fino ad annegarci nella mia arte. Un angelo caduto ha perso per sempre il Cielo, ma in Terra può fumare, scopare, ubriacarsi, prende a calci in culo chi gli gira and burst in a blaze at the end!

*in seguito ho dovuto specificare che questa era ironia. Ho dovuto specificarlo sul serio

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