lunedì 21 dicembre 2015

Gli dèi viventi, puntata 4: Il Grande Dio Rosso dell'Occidente


Dato che stanotte sarà il Solstizio d’Inverno (sì, quest'anno è tra il 21 e il 22, dovete aspettare il prossimo anno bisestile perché si riallinei al 20-21) e tra pochi giorni è Natale, trovo appropriato spendere due parle (ma proprio due, perché l’argomento è sconfinato e la maggior parte delle cose le sapete già) su una delle divinità più amate e venerate nell’Occidente contemporaneo.
Per comprenedere la potenza e la portata del suo culto basta anche solo un elenco dei suoi attributi divini (potete anche non leggerli tutti, il discorso fila lo stesso):

- ha un abbigliamento fisso e specifico e colori sacri – il rosso, e secondariamente il bianco e il verde – che spesso anche i suoi fedeli indossano durante la sua festa 

- ha simboli universalmente riconoscibili, che durante il suo tempo sacro vengono esposti ovunque: il cappello a ponpon, la slitta, il sacco rigonfio 

- ha un tempo sacro ben preciso, che va dai primi di dicembre al giorno di Natale, e il suo culto non è mai officiato in altri momenti dell’anno 

- ha poteri divini, tra cui il volo, il dono dell’ubiquità, la conoscenza del cuore umano (sa chi si è comportato bene chi no) e la capacità di violare le leggi della fisica portando immense quantità di materia in uno spazio ridottissimo 

- è un giudice ultraterreno, con il compito – non dissimile da quello degli antichi dèi dell’Oltretomba – di distinguere chi ha fatto del bene da chi ha fatto del male e distribuire premi e castighi 


Fino a pochi anni fa il grande pubblico ignorava chi
o cosa fosse il Krampus: oggi ha invaso
anche la tv e il cinema
- ha un animale sacro, la renna, che per alcune persone è talmente associata a lui che la sola idea di mangiarla – persino in Finlandia, dove è un piatto nazionale – suscita vivo orrore (sul serio, l’ho visto coi miei occhi) 

- ha una serie di cibi sacri, che per essere tali devono contenere l’alimento più strettamente associato a lui: lo zucchero 

- ha un corteo di esseri soprannaturali che lo assitono: per alcune tradizioni sono figure gioiose identificate con elfi e gnomi, ma per altre sono veri e propri demoni tormentatori, i Krampus, incaricati di fare giustizia dei malvagi 

- in inverno la sua effige è uno degli oggetti più venduti nel mondo intero

- gli è consacrata una categoria di esseri umani, i bambini; il suo culto è officiato quasi esclusivamente dagli adulti, ma i suoi giovani fedeli spesso hanno in lui una fede adamantina

- è probabilmente il personaggio su cui sono stati fatti più film nella storia

- ha un’identità umana storicamente collocabile, san Nicola di Mira o di Bari, vissuto tra il III e il IV secolo d.C., che si è lasciato alla spalle quando ha cessato di essere un comune mortale per ascendere alla sfera del soprannaturale 

- ha un sacro luogo di pellegrinaggio, Rovaniemi in Finlandia (anche se il primato gli è lungamente conteso da altri siti come il Monte Gesunda in Svezia), con cui i fedeli che non vi si recano di persona comunicano per lettera 

- durante il suo tempo sacro gli viene eretto un altare domestico nella forma di un albero adornato a festa, e i suoi giovani fedeli si aspettato che nella “notte fuori dal tempo” lui passi di persona a visitarlo 

Il Re dell'Agrifoglio
- ci sono miti moderni che lo riguardano, da quelli profani che servono a spiegare la sua iconografia (il più famoso è quello che lo vorrebbe vestito di rosso dalla Coca Cola Company, ma è un falso) a quelli strettamente religiosi che lo collocano nel conflitto ciclico-cosmico tra il Re della Quercia e il Re dell'Agrifoglio

- è una divinità sincretica (sul sincretismo degli dèi moderni avevo scritto qualcosa qui), perché unisce elementi cristiani come il santo citato sopra con antichissime tradizioni pagane: basti ricordare, giusto per fare un esempio, che nel mito nordico tutte le sue funzioni erano coperte dal dio Odino, che girava per i villaggi con l'aspetto di un pover viandante, premiando con doni chi lo accoglieva e punendo chi lo matrattava

- ha il potere di ispirare sentimenti specifici – generosità, perdono, allegria – ed è dunque un potente simbolo della “parte più elevata” dell’essere umano, il modello a cui l’umanità (nei suoi momenti migliori) vorrebbe sapersi conformare 

- in alcuni luoghi le sue funzioni pratiche sono attribuite ad altre figure divine, come Gesù Bambino o Santa Lucia, ma in gran parte dell’Occidente rimane solo lui la vera incarnazione dello spirito del Natale 

...E la lista potrebbe proseguire a lungo. 
Al solito, questo mio discorso – come tanti altri che faccio su questo blog – potrebbe sembrare solo un gioco. E non ci sarebbe nulla di male se lo fosse. 
Ma ci sono anche livelli ulteriori. 
Nella sua accezione moderna, Babbo Natale non è altro che una delle mille forme assunte da una figura che l’essere umano conosce dagli albori della sua storia: il messaggero divino che porta luce e speranza nel cuore tenebroso dell’inverno, nel momento in cui la sopravvivenza di tutti era più a rischio. Con il suo giudizio “tra buoni e cattivi”, era la lama del destino che divideva i sopravvissuti dai morti. E, con il simbolo di abbondanza rappresentato dai suoi doni, era la promessa del ritorno del sole e del tempo in cui cibo e calore non sarebbero più stati solo un ricordo.

Ma, si chiederà parecchia gente, basta sul serio questo a fare di Babbo Natale un dio?

Non sono certo io da avere la risposta. La dialettica tra divino e simbolo è una cosa complessa, e in ultima analisi il discrimine è del tutto personale.
La nostra è un’epoca in cui la religiosità sembra regredire anziché evolvere, con da una parte fedeli che interpretano alla lettera i testi sacri perché non hanno i mezzi per decifrare nulla di scritto oltre il primo livello (“La razza umana viene da Adamo ed Eva, punto e basta: lo dice la Genesi!”) e dall’altra parte razionalisti che difendono le loro posizioni con argomenti che farebbero rivoltare Galileo nella tomba (“Dio non esiste perché i telescopi hanno dimostrato che non c’è nessun enorme uomo barbuto che vive dietro le nuvole”). 
Alla luce di tutto ciò, anche come comportarsi nei confronti di questo Odino moderno vestito di rosso è una scelta individuale. Ma non crediate che sia priva di conseguenze.

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