mercoledì 22 giugno 2016

Servono scienziati pazzi


Nelle ultime settimane mi è capitato di venir coinvolto, in parte on line ma soprattutto dal vivo, in alcune interessanti discussioni sul rapporto tra scienza e magia nel mondo di oggi. A me questo genere di scambio fa sempre un immenso piacere, anche se il più delle volte finisce per farmi detestare un po’ da tutti: in sostanza, gli scienziati mi mandano a quel paese perché parlo loro di magia, e i maghi mi mandano a quel paese perché parlo loro di scienza. 
Quindi ora farò un discorso – temo non brevissimo, perdonatemi! – con cui conto di riuscire ancora una volta a conquistarmi una dignitosa dose di vaffanculo da più parti. 

Discorso che in realtà si può riassumere in un enunciato: sarebbe decisamente ora di gettare nel cassonetto la vecchia, logora distinzione-opposizione tra scienza e magia. 
È figlia del pensiero positivista, aveva un senso e uno scopo alla sua epoca. Oggi non ne ha più, anzi all’atto pratico è persino dannosa. 
Per spiegarmi meglio, devo partire ricordando che la gente spesso confonde la scienza con la tecnologia, a volte usando pure le due parole come se fossero sinonimi. Nei discorsi di tutti i giorni non è un peccato capitale (lo faccio anch’io), ma concettualmente rimane un errore: la scienza è lo studio sistematico e razionale delle regole che fanno funzionare la nostra realtà, la tecnologia è un insieme di soluzioni materiali sviluppate per risolvere problemi di natura pratica. 
Nessuna delle due ha intrinsecamente bisogno dell’altra per esistere, anche se la seconda è sempre riconducibile alla prima. In sostanza: la scienza può esistere anche solo come studio teorico della realtà (e di fatto a volte è così), senza bisogno di produrre applicazioni tecnologiche. Parallelamente, la tecnologia si può sviluppare anche su basi empiriche, senza uno studio scientifico alle spalle, anzi anzi è proprio come è andata per gran parte della storia umana. La scienza come noi la conosciamo ha cominciato a produrre tecnologia solo da pochi secoli (più o meno quattro, a volerla fare proprio lunga): prima le soluzioni tecnologiche nascevano solo dall’osservazione esterna del mondo, dagli esperimenti pratici, dal cosiddetto metodo “per tentativi ed errori”. 
Questo non significa affatto che la tecnologia pre-moderna non funzionasse, o non avesse la capacità di arrivare a soluzioni geniali: il mulino, il cemento, l’acciaio e la polvere da sparo sono tutte invenzioni nate su base empirica (giusto le prime che mi sono venute in mente), che la scienza moderna ha potuto analizzare solo post eventum. Il punto semmai è che oggi, procedendo dalla teorizzazione e dall’analisi scientifica all’applicazione tecnologica, e non viceversa, quest’ultima diventa immensamente più veloce e molto più facilmente correggibile. 

Cosa c’entra tutto questo con la magia? 
C’entra perché, molto semplicemente, la magia è una tecnologia
O meglio è una tékhne: una tecnica (o un insieme di tecniche) che gli esseri umani di tempi lontani hanno sviluppato empiricamente per tentare di risolvere problemi pratici, che a volte coincidevano con quelli risolti dal altre forme di tecnologia e a volte erano di tipo completamente diverso. Allo stesso modo della tecnologia propriamente detta, è nata dall’osservazione della realtà, dall’esperimento pratico, dall’evoluzione “per tentativi ed errori”, e ha sempre avuto tutti i limiti di questo tipo di progresso umano: la lentezza, l’affidabilità altalenante, gli ostacoli alla riproduzione, la necessità di correggere costantemente. 
E, come le tecnologie di cui parlavo sopra, può essere oggetto di analisi scientifica
L’esempio tipico per eccellenza è una storiella che conosciamo tutti (riassunto distillato di fatti accaduti davvero, ben più di una volta): lo stregone di una popolazione primitiva, con erbe e rituali, prepara una pozione che cura la febbre per i membri della sua tribù. Arriva lo scienziato, prende un campione della pozione, lo analizza, isola i principi attivi contenuti nelle erbe e produce un farmaco che può essere usato anche da chi non vive nella tribù dello stregone. 
Sia la pozione che il farmaco sono applicazioni tecnologiche, la prima su base empirica, la seconda su base scientifica. Il principale vantaggio della seconda è che in questo caso è possibile eliminare elementi non strettamente necessari – i rituali – e accelerare il processo di produzione. Ma è fondamentale notare che la seconda applicazione non sarebbe stata possibile senza la precedente esistenza della prima

Di solito è a questo punto del mio discorso che arrivano le prime proteste. 
Quelle degli scienziati suonano più o meno: “Luca, tesoro, lo stregone del tuo esempio faceva uso di principi chimici anche se non lo sapeva, e la chimica è una cosa reale, dimostrabile. I maghi di cui parli tu sostengono di poter influire su elementi casuali della vita umana come la fortuna e la sfortuna, di leggere nel pensiero, di uscire dal proprio corpo, di comunicare con entità la cui esistenza non è in alcun modo verificata. Ma la realtà non funziona così”. 
Quelle dei maghi e degli occultisti (che, va detto, tendono a essere meno educate) suonano più o meno: “Luca, che cazzo dici? La scienza è piena di limiti, è acciecata dalla sua fede in se stessa. La realtà è molto più grande di così, è fatta di magia e la scienza non riuscirà mai a toglierle il suo mistero, il suo fascino, la sua meraviglia”. 
Orbene, questo è il momento in cui spiego una volta per tutte la mia posizione. Ma per farlo mi serve un piccolo passo indietro. 
Io, che a modo mio sono uno stregone del mondo post-moderno, nella vita di tutti i giorni non ricorro mai alla magia se ho già sotto mano una soluzione tecnologica nel senso comune del termine (o meglio, qualche volta lo faccio, ma solo a titolo di esperimento, se sono curioso di vedere cosa succede). 
Tre esempi pratici (e reali), in ordine di difficoltà crescente. 
Se sono a casa mia e mi viene mal di testa, non cerco un incantesimo per farmelo passare: prendo un Moment. Mi sembrerebbe assurdo fare il contrario. Se però mi viene mal di testa mentre sono fuori, non ci sono farmacie in vista e non potrò tornare a casa prima di varie ore, allora uso un incantesimo per farmelo passare. Anche qui, mi sembrerebbe assurdo fare diversamente: se conosco una magia che lenisce il mal di testa (in effetti la conosco) e non ho pastiglie in tasca, la uso, punto e basta. 
Se la mia macchina fa i capricci, la porto dal meccanico e le faccio fare una revisione, non un esorcismo. Ma se la macchina mi si ferma di botto in mezzo al nulla, di notte, magari mentre sta piovendo, se conosco un incantesimo per farla ripartire ovviamente lo tento, prima di chiamare un carro attrezzi e spendere una barca di soldi per farmi rimorchiare a casa (l’ho fatto una volta, e ci sono riuscito). 
Se è un periodo che non riesco a trovare abbastanza lavoro, al di là del fare ricerche costanti e mandare curricula a pioggia non mi vengono in mente soluzioni scientifiche atte alla bisogna. Una mia amica si è trovata di recente in questa situazione, e ha deciso di usare la sua magia: ha cercato un incantesimo appropriato, lo ha trovato, lo ha messo e in atto e dopo un paio di mesi ha dovuto cominciare a rifiutare i lavori che le proponevano, tanti ne sono arrivati. 
Il motivo di tutto questo è semplice: se ho un problema, per risolverlo io uso la migliore tra le tecnologie che ho a disposizione in quel momento. 

E adesso sono finalmente pronto a rispondere alle proteste di cui sopra (anche perché sto blaterando da un po’ troppo…) 
Agli scienziati rispondo: non sarebbe strepitoso avere una tecnologia che guida la fortuna? O un metodo sistematico per viaggiare in forma extracorporea? O provare l’esistenza e la raggiungibilità di intelligenze non umane che vivono accanto a noi? O scoprire che i rituali di quello stregone primitivo in qualche modo cambiano realmente qualcosa nella chimica delle sue erbe, rendendole persino più potenti del farmaco di laboratorio? C’è chi sostiene che le cose stiano così: si può andare a vedere, come si è andati a campionare la pozione dello stregone. 
E' questo che vi fa paura, eh??
Sì, lo so che spesso già lo fate, quando è possibile (con i limiti materiali del caso, in testa a tutti la scarsità di fondi per la ricerca, come mi ripetete sempre). Lo so che a far così tante volte si smette di essere accademici per diventare gli scienziati pazzi dei film, e questo l’accademia non lo perdona. E lo so che per ipotizzare la realtà di gran parte di questi fenomeni servirebbe un cambio di paradigma piuttosto radicale rispetto alla visione dell’universo che abbiamo oggi (anche se meno radicale di un tempo, dopotutto siamo nell’era della meccanica quantistica). Ma concorderete con me – e so che lo fate – che i fondi e i preconcetti sono problemi pratici a cui serve trovare una soluzione, non scuse per lasciar perdere la ricerca. 
Parimenti, agli occultisti rispondo: la scienza non è il nemico, e non lo è mai stata nemmeno quando credeva lei stessa di esserlo. Gli scienziati non sono Uomini Grigi venuti a risucchiare via tutta la meraviglia dell’universo, o mostri che vogliono riprogrammare la mente dell’umanità secondo schemi di loro scelta (ok, qualcuno lo è, ma ogni cesto ha le sue mele marce): sono solo persone che cercano risposte. La scienza non è nient’altro che un’estrinsecazione del desiderio umano di sapere, di capire, di rivelare e quindi di poter agire. La magia, guarda caso, è la stessa cosa: il tentativo di capire, per la pura curiosità come per il bisogno di sentirsi meno impotenti come per l’impulso fondamentale che ci costringe a cercare il nostro posto nel grande ordine delle cose. 
E il momento in cui si arriva a comprendere un meccanismo, a vederlo dispiegarsi, a farlo funzionare, non è la morte della meraviglia: è la sua nascita. 

Nel mio piccolo, io sono convinto che qui ci sia un’importante doppia lezione da imparare. Alcuni maghi (non tutti per fortuna*) possono – e dovrebbero – imparare dagli scienziati l’umiltà davanti al reale, quell’atteggiamento che ti permette di accettare che alcune regole non sono aggirabili, che non c’è nulla di orribile nell’interrogare i misteri e che tutto (probabilmente) può essere meglio compreso. Alcuni scienziati (di nuovo non tutti per fortuna) possono – e dovrebbero – imparare dai maghi che la scatola cranica si può aprire, che i metodi possono espandersi (lo hanno sempre fatto) e che la fantasia, al pari dell’immaginazione e dell’inventiva, può essere uno straordinario motore di conoscenza. 
Insomma, servirebbero più scienziati pazzi e più maghi sani. 
Ne avremmo da guadagnare tutti.


* Ad esempio, date un occhio a The Octavo di Peter J. Carroll (Mandrake of Oxford, 2011) se volete uno scorcio della mente di un mago contemporaneo che pensa come un fisico (con tanto di incantesimi esplicitati in forma di equazioni)

10 commenti:

  1. Discorso caldo effettivamente. Ragioniamo ancora troppo con categorie mentali ottocentesche (concezioni economiche di ispirazione capitalista o marxista ne sono un esempio, malgrado nei decenni siano state ampiamente smentite entrambe) e la contrapposizione magia-scienza, che fa coincidere la prima con la superstizione, è una di queste.
    Ai tempi in cui andavo pazzo per il test cognitivo MBTI ho notato che individui etichettati come maghi e come scienziati condividono le stesse funzioni (intuizione profonda accompagnata a senso analitico) soprattutto se teorici. E a guardare l'esposizione di un matematico di questo genere non gli attribuiresti l'eccentricità e l'estro di un mago?
    https://www.ted.com/talks/cedric_villani_what_s_so_sexy_about_math
    Ovviamente c'è da mettere in campo un discorso che sarà stato fatto mille volte, di come sia scientificamente evidente che rituali magici possano innestare idee nell'inconscio, quindi far agire l'individuo in funzione di quell'idea fino a che non viene reale.
    Del resto la magia, così come la psicologia, non è materia da tutti, e certe informazioni diventano pericolose e distruttive in mano a individui non capaci di contestualizzarle. Conoscere le associazioni psicosomatiche della metamedicina può essere lesivo per un individuo passivo aggressivo che non si è ancora liberato dei concetti di colpa e perdono della dottrina cattolica, che quindi finirà col sentirsi privato di ogni responsabilità personale, in balia degli eventi, e odierà i suoi genitori perché fonte di tutti i suoi mali. Male interpretazioni di questo genere hanno fatto peggiorare le persone e fatto credere a tutti coloro che li stavano attorno che magia e psicologia non convenzionali siano solo ciarlatanerie.
    Comunque, anche ammesso che la magia sia solo un modo empirico e approssimato di vedere gli effetti generati da processi fisiologici profondi (ad esempio la cascata di ormoni del buonumore e attività generata da pensieri positivi e il comportarsi di conseguenza) mi rifiuto di credere che ci sia solo questo dentro il cambiamento di stato d'animo che subisco, ad esempio, trovandomi in una chiesa, o passando in diversi reparti di un ospedale.
    Tutto qua

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    1. Mi rifiuto anch'io, Riccardo. Su questo punto non potrei assolutamente darti torto..
      Ma il mio in realtà era un discorso molto più "stretto", limitato ad ambiti meno vasti del sentire dell'animo umano (o della religione, a volerci mettere anche quella).
      L'universo rimane un posto terribilmente grande...

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  2. Sono ancora più convinto che in circolazione occorrerebbero più menti come la tua! :o

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    1. Tu hai un'oponione troppo buona di me, Livio... Che finirò inevitabilmente per deludere!

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  3. Ciao, Luca, bel ragionamento!
    Come un po' in tutte le cose, gli uomini hanno la tendenza ad affezionarsi alla propria visione del mondo e a deridere/ignorare/odiare le idee degli altri, trasformando le discussioni più interessanti in risse(verbali se va bene, fisiche quando va male) schierandosi in tifoserie. Certo che un bel ring maghi contro scienziati lo vorrei proprio vedere xD
    La tua visione delle cose è interessante e mi trova per lo più d'accordo.
    D'altra parte sarei curioso di sapere la tua opinione: Come per la/e scienza/e si è arrivati a identificare un metodo migliore del macchinoso e dispersivo empirismo, trovando appunto il metodo scientifico capace di dare risposte chiare, e andar oltre il "funziona perchè funziona", secondo te nella magia (o magari magie, se come per la scienza esse non sono riducibili ad un uno organico) sarà possibile identificare un "metodo magico" che non dica "funziona" ma spieghi "funziona così perchè XXX"?
    La caos magick può essere considerata una forma di Metodo Magico?

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    1. Domanda potentissima, Fabio.
      La mia risposta al momento è: se sarà possibile non lo so, ma la Chaos Magick negli ultimi anno si sta muovendo essattamente in quella direzione.
      Prova a leggere "The Octavo" di Peter Carroll (pubblicato nel 2011): è praticamente un testo di fisica cosmologica, che ti spiega la magia secondo Carroll usando equazioni

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    2. Lo farò senz'altro! dici che prima di "the octavo" è meglio se mi leggo altro di Carroll? Tipo "Liber nell/psychonaut" e "apophenion"?

      E di Ray sherwin che mi dici?

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    3. In realtà i libri di Carroll sono tutti manuali completi in se stessi. Diciamo che, se decidi di partire dai primi, vedrai tutta l'evoluzione del suo pensiero.
      Sherwin non è imprescindibile, ma se vuoi leggerlo comunque prova con "The Theare of Magic"

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  4. Personalissima opinione di un fisico che pratica chaos magic:

    Carroll non ha granché di scientifico nelle sue equazioni. Non è necessariamente sbagliato eh, solo usa la fisica nello stesso modo in cui chi raccoglie un sasso per dargli un uso magico usa la geologia o la chimica inorganica. Le sue equazioni nel liber kaos per fare un altro esempio sono dei modi per esprimere una sua idea in un linguaggio matematico, ma non scienza visto che sono relazioni fra quantità non misurabili e prive di definizione operativa.

    Nonostante questo un po' di scienza è entrata nella chaos magic, e non solo come estetica, ma come metodo. Approccio molto operativo, cercare cosa funziona e distillare dei metodi, cambiare modello a seconda dei casi. Non mancano i tentativi di mettere insieme teorie della magia in generale, per quanto fin ora non ci sia molto successo.

    Il vice versa invece è difficile: si tratta o di trovare una prova di principio a sostegno delle pratiche magiche (nel senso di scoprire che sia implicata in quel che sappiamo, magari accidentalmente), oppure di esplorare piccoli fenomeni relativamente facili da replicare e costruire su quelli come si sono sviluppate altre scienze, che è probabilmente la strada più fattibile nella pratica, e nonostante sia una potenziale condanna a morte nel mondo accademico c'è chi ci prova. Ci si scontra sempre però con la necessità di replicare misurare e condividere facilmente i risultati, così nella pratica mi sento poco ottimista.

    C'è anche da dire che sotto sotto non vorrei dover essere legalmente responsabile di una eventuale maledizione :^)

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    1. Il "Liber Kaos" è sorpassato nello sviluppo del pensiero magico dello stesso Carroll (che, per inciso, non coincide se non in parte con il mio): hai letto "The Octavo"?
      Riguardo al vice versa, quello che servirebbe è un cambiamento fondamentale nel paradigma, che investa anche il modo di concepire la scienza. Di cambiamenti del genere ce ne sono già stati nella storia, ed è probabile che tu che sei un fisico li conosca molto meglio di me. Ma sulla probabilità attuale che si verifichi qualcosa del genere, condivido in pieno il tuo scarso ottimismo (e pensavo che dal mio post si capisse)

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